Testimoni di Giustizia
Marco stamane arrivando in chiesa mi dice: “oggi celebriamo due battesimi”. Lo guardo perplesso in quanto il bambino che andremo ad accogliere durante la Messa parrocchiale è solo uno, lui sorride e aggiunge: “Tommaso e Gesù”.
Penso tra me e me, Marco c’ha azzeccato, è proprio vero oggi festa del Battesimo del Signore la liturgia ci ricorda che il nostro battesimo si fonda su quella immersione totale che Gesù ha fatto di sé e che arriverà fino alla consegna ultima sulla croce.
Non che il battesimo di Gesù al Giordano sia analogo al nostro battesimo. Giusto per intenderci, tutti i sacramenti scaturiscono dalla Pasqua ossia dal dono definitivo che Cristo ha fatto offrendo la sua vita per portarci oltre la morte, ma certamente quell’epilogo è frutto di tutta l’esperienza dell’incarnazione che nel battesimo al Giordano trova un punto cruciale che apre al ministero pubblico del Messia.
L’immergersi nelle acque del Giordano, cioè, rivela plasticamente il senso di quello che Lui realizzerà con la sua missione di vita.
Quanti accorrevano lì per farsi battezzare da Giovanni desideravano cambiare vita e dunque vivere il rito di purificazione penitenziale con il proposito di impegnarsi per il cambiamento. Eppure Lui si mette in fila con quell’umanità fragile e peccatrice perché con loro desidera entrare nella storia dell’umanità per nono lasciare nessuno escluso.
È un gesto di prossimità estrema perché si associa a quanti sono lontani da Dio e quindi hanno compiuto il male e offre un nuovo criterio di giustizia in quanto da soli mai avrebbero potuto realizzare il cambiamento.
Per comprendere recuperiamo la citazione di Isaia che prepara al Vangelo: il Messia non spezzerà una canna incrinata, non spegnerà uno stoppino dalla fiamma smorta.
I due gesti descritti da Isaia indicano il modo in cui gli araldi dichiaravano la condanna a morte sancita dal re babilonese. Con quest’immagine il profeta preannuncia che l’Inviato di Dio avrebbe espresso un giudizio per la vita e non per la condanna a morte. Isaia apre alla visione di un intervento inedito da parte di Dio, il quale mostra la sua missione attraverso il giudizio di misericordia.
Il battesimo di Gesù, dunque, esprime l’avvento di un tempo nuovo in cui il presente è già pienezza di grazia e dunque esperienza dell’incontro con Dio. La meta futura ed il tempo presente sembrano sovrapporsi ed è questo il senso della vita battesimale ricevuta in dono.
La richiesta di Gesù dunque determina un impatto destabilizzante per Giovanni il quale non riesce a conciliare la visione che ha del Messia con quel gesto di solidarietà totale con l’essere umano. Giovanni pensa che il battesimo che lui amministra possa rendere giustizia al Cielo e cioè attraverso quel gesto penitenziale meritare la possibilità di un cambiamento frutto dell’impegno umano. Gesù, piuttosto, lo invita a lasciarlo fare perché così si possa compiere pienamente la giustizia.
In questi giorni ascoltando le parole del parroco della Comunità San Filippo Neri, don Giovanni Giannalia, dopo i ripetuti spari contro la chiesa dello Zen, abbiamo avuto testimonianza del significato del battesimo. Lui ha ribadito che non prova odio verso questi balordi che hanno sparato ma desidera dialogare con loro perché ritiene che anche la loro esistenza è preziosa. Ecco la giustizia che scaturisce dal battesimo, non frutto della rancorosa vendetta ma del perdono che vede l’altro e la realtà con la compassione del Cielo.
È questo sguardo misericordioso che viene donato ad ogni cristiano. L’esperienza del battesimo dona la dignità filiale e perciò la gratitudine di chi si riconosce amato gratuitamente e perciò capace di perdono senza misura.
Il nostro mondo abbisogna di questo pensiero divergente, l’unico per spegnere le trame di inimicizia che provocano guerre in ogni parte e continue ingiustizie. La resistenza civile che rimane assai diffusa in ogni Paese è prova che un mondo differente è possibile.