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Educativa di strada, Palermo, Psicologia della Religione, Ricerca di Dio

L’amore è sempre generativo

La maternità e la paternità non riguardano la biologia quanto l’accoglienza dell’altro nella propria esistenza. La generatività non è solo una questione fisica come se a generare fosse solo il corpo, prima di tutto è un’espressione relazionale che comincia con l’ascolto dell’altro e il desiderio di condividere il cammino di vita.

Sappiamo bene come questo implichi l’uscire dalla propria zona di comfort, per fare spazio abbiamo bisogno di perdere qualcosa e, certo, equivale a destabilizzare l’equilibrio precedente. È questa esperienza a rendere fecondi e restituire verità alla vita di ciascuno. Nella stanzialità si perde l’occasione del vivere e nella prospettiva dell’avarizia – vivere per se stessi – si muore ancora prima di arrivare al compimento dei propri giorni.

La festa di oggi, Maria Immacolata (Lc 1, 26-29), rivela la portata di questa fecondità. In Maria scaturisce dall’ascolto come a rivelare che attraverso l’udito noi concepiamo l’inedito della vita.

Non un ascolto passivo ma un dialogo in cui lei chiede ragione della proposta dell’angelo. La risposta non si fonda sulla garanzia del calcolo ma sulla fiducia relazionale perché la parola del Cielo è promessa di vita.

La vita spirituale scaturisce da quest’attesa di Dio che non forza i tempi della creatura, Lui attende ed è perciò che il dialogo avviene in un tempo incompiuto e cioè “al sesto mese”. L’incontro con il Signore accade quando ancora la storia è in divenire ed è il “sì” umano a permetterne la direzione della generatività.

Molte storie rimangono sterili perché non si accetta il rischio dell’esistenza, Maria è solo una ragazza ma ciò non diventa alibi per resistere alla proposta di vita vera. Lei si mette totalmente in gioco pur non comprendendo in toto quanto sta per accadere, non solo nel dare alla luce il figlio Gesù ma anche nel progetto di salvezza che a loro viene affidato.

La coordinata temporale diventa il presente perché nell’“oggi” si compie la Parola, la promessa non ci aliena verso il futuro ma permette di illuminare la via dando senso al quotidiano. Quando i teorici della fede contestano che il cristianesimo offra una sorta di fuga dalla realtà manifestano la loro totale incompetenza su ciò che significa la fede in Cristo Gesù.

Lui irrompe nel contesto quotidiano, Nazaret non è Gerusalemme e cioè la città deputata all’incontro con Dio, viene ricompresa la religiosità cultuale del tempo e la stessa sacralità tra ciò che veniva distinto come puro ed impuro.

Tutta la missione del Maestro svelerà questa inversione di prospettiva, Lui toccherà i peccatori e i lebbrosi lasciandosi contaminare dal loro carico di morte. In questo modo mostrerà che è l’amore la forza del Cielo e già il nome dell’angelo Gabriele, “potenza di Dio”, indicherà questa postura tanto delicata: la potenza del Cielo è data dal dialogo con la creatura.

Si tratta di un vero e proprio ingresso – “entrò davanti a lei” – nella storia personale perché la fede è sempre relazionale, lì due unicità si incontrano. La fede non è un pensiero solitario e non è questione di capire cosa fare ma, prima di tutto, di ascoltare l’Altro che ci sta di fronte.

Poi l’angelo “uscì” lasciando il tempo della risonanza e del “custodire tutte quelle cose nel suo cuore”. È il tempo dell’elaborazione che appartiene al cammino della vita, l’ascolto non è mai costrizione ma spazio dedicato alla risonanza dell’altro senza pretesa di inquadrarlo dentro le proprie precomprensioni. Maria solo dopo la Pasqua metterà insieme le tante esperienze vissute dando senso unitario a tutta la sua vita condivisa con Gesù.

Un’ulteriore coordinata dell’Annunciazione sta nel saluto dell’angelo che riferendosi a Maria le dice “gioisci piena di grazia”.

La gioia esprime l’incontro con Dio. Lui desidera la pienezza di felicità di ogni essere umano perché secondo questa grammatica ragiona l’amore. Non si tratta di autocompiacimento ma di riconoscimento della dignità altrui, come a indicare che si è fatti per così tanta bellezza.

Dall’ascolto scaturisce la gratitudine perché ci si scopre amati e la propria esistenza diventa partecipe dell’amore di Dio che si esprime attraverso il quotidiano “sì” di ciascuno.