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Educativa di strada, Incontri culturali, Palermo, Ricerca di Dio, Testimoni

Il tuo Natale dipende da quel che vedi

“Buon Natale 2025” è un augurio potente e addirittura rivoluzionario ma potrebbe ridursi ad una mera espressione di circostanza, formale tanto quanto gli auguri caricati sul broadcast con tutti i nostri contatti.

Perché ogni anno torniamo alle stesse convezioni segnate da addobbi, regali e lauti pasti? L’eleganza di questi giorni cosa vorrebbe significare? Abbiamo motivo di gioire in un tempo in cui sembra dilagare la violenza e l’ingiustizia sociale?

Di fronte a questi interrogativi che mi questionano faccio memoria di due incontri assai significativi che credo aiutino a restituirci il senso del Natale che ci apprestiamo a condividere.

Il primo riguarda il giovane Sami Huraini, lo abbiamo incontrato lo scorso mese al centro di aggregazione e socialità Epyc. Lui è coordinatore dei Comitati popolari per la Resistenza non violenta in Palestina, si tratta di centinaia di palestinesi che pur subendo quotidianamente soprusi da parte dei coloni nei territori occupati della Cisgiordania, resistono rispondendo in modo non violento.

La loro reazione infatti si basa sulla denuncia e sulla manifestazione pacifica, anche se per questo vengono arrestati, torturati e a volte uccisi. Sami Huraini dunque ha scelto di rimanere accanto agli oppressi sostenendoli attraverso la parola e la presenza.

L’altro incontro è riferito a Luca Casarini che ieri ha tenuto una condivisione fraterna alla Zattera, Comunità dedita all’accoglienza e alla cura di quanti hanno chiesto rifugio dopo la fuga dal continente africano.

La sua testimonianza di vita ci ha rivelato concretamente cosa significa entrare nel mistero del Natale, relazione con Dio che ci tira inesorabilmente dentro il cammino quotidiano rimanendo vigili nel riconoscere la vera Luce che procura pienezza all’umano.

Luca ha cominciato a riconoscere l’origine di questa Luce dopo l’ennesimo evento tragico, quando nel 2018 un’imbarcazione di profughi scomparve dall’avvistamento radar dopo che per una giornata le autorità maltesi e italiane si  rimandavano a vicenda la responsabilità di intervenire per soccorrerli. Nessuno sopravvisse a quella immane tragedia.

Luca si destò dal sonno dei ragionamenti che, di fatto, paiono rendere impotente ciascuno di fronte ai mali di questo mondo. Scelse di fare la sua parte malgrado tutto e con l’avvio di  Mediterranea Saving Humans iniziò la sua avventura con gli equipaggi di terra e di mare che in questi anni hanno salvato e restituito volto a migliaia di persone a cui il diritto alla vita altrimenti sarebbe stato negato.

Questi due testimoni mi riportano a cosa significhi immergersi nel mistero del Natale dove non si può rimanere spettatori ma è necessario sporcarsi le mani pagando in prima persona se necessario.

Credo che per questo motivo i padri della chiesa e la liturgia hanno sempre accostato il Natale alla Pasqua, come ad intendere che per nascere veramente bisogna accettare di morire sapendo che il Padre ci porterà oltre ogni morte.

La liturgia della veglia ci propone l’immagine di Isaia (9,1) che descrive il popolo che camminando nelle tenebre vede una grande luce. È il fuoco che illumina il buio della notte e, subito dopo, il profeta afferma che il fuoco brucia le calzature dei soldati e i loro mantelli intrisi di sangue come a presagire l’annuncio di un tempo di pace in cui non avrà più spazio la violenza delle armi ma solo il potere del diritto e della giustizia.

Il contesto è quello tenebroso così come nella notte di Betlemme quando “non c’era alloggio per loro”. È il tempo della prova dove sembra prevalere il male dell’indifferenza e dell’inimicizia.

La novità sta nella Luce che indica la nascita dell’Emmanuele, il Dio con noi e dunque presente oggi e nel futuro. È una promessa quella che viene consegnata al popolo d’Israele attraverso la fiducia di Maria e di Giuseppe. Anche per loro la notte è rimasta tale ma è cambiata la visione delle cose, la luce interiore che da allora ha retto il cammino.

Rimaniamo liberi dallo sconforto quando sappiamo di essere nella memoria di Dio ed è perciò che diventa possibile muoversi verso la meta aldilà delle ingiustizie che si stanno attraversando.

Entrare nell’esperienza del Natale, allora, è lasciarsi scomodare perdendo le garanzie di una vita paga di accumuli ed esibizioni, perseguendo la causa del bene consumandosi per amore dell’altro.

Questa postura trasforma l’esistenza perché l’incontro col povero  restituisce verità alla nostra vita svelandoci quel che realmente siamo.

L’unico modo per fare esperienza del Natale è lasciarsi cambiare dal Dono ricevuto e ciò procura una riscoperta del proprio valore perché è la carne umana con tutta la sua precarietà ad essere assunta dal Cielo.

La prossimità di Dio, dunque, viene a restituire misura alla vita. Non è più necessario inseguire mire di grandezza per essere riconosciuti, anzi si scopre che la grandezza del Cielo sta proprio nell’umilità della storia.

La stessa Gloria che ammirano i pastori – reietti della società – sarà quella della croce, ma non tutti riusciranno a vedere. Sia a Betlemme che a Gerusalemme i re, i notabili e i religiosi per eccellenza non lo riconosceranno, perché hanno uno sguardo selettivo, attento solo alle proprie mire di grandezza secondo criteri che poco c’entrano con la Luce dall’alto.

Per chi accoglie la nascita di Gesù la propria vita diventa opportunità di Cielo e Lui continua a vivere e a operare attraverso chi lo incontra lasciandosi destabilizzare. Sarebbe paradossale per il cristiano fuggire dalla propria storia o rinnegare la propria umanità, piuttosto è necessario scoprire cosa Dio desidera fare attraverso quel che siamo ma ciò è possibile quando rimaniamo aperti all’ascolto.

La nostra vita, dunque, dipende dalla nostra attesa e ancora oggi Dio potrebbe bussare cercando meraviglia nei nostri occhi.

Per chi si lascia stupire la storia personale diventa disegno di salvezza e ciò non significa assumere una visione deterministica della vita, piuttosto apre all’inedito frutto dell’unicità di ciascuno.

Disegna chi sta su un piano relazionale ed impara a contemplare l’esistenza e la realtà che ci circonda, come il pittore che guarda oltre le evidenze.

Pensiamo a Maria e Giuseppe che si lasciano condurre da una promessa ricevuta improvvisamente, entrambi sono invitati a non temere e cioè fidarsi della presenza di Dio nella loro storia.

Certamente l’evidenzia della realtà che ci sta attorno continua a provocarci: a Palermo molti girano armati pronti ad aprire il fuoco come se fosse un gioco o, ancora, in questi giorni altri centosedici migranti hanno perso la vita al largo della Libia, e a Gaza sebbene ci sia la “pace” si continua a morire sotto le bombe, il freddo e la fame.

Ancora oggi l’umanità cammina nelle tenebre e sta a ciascuno scegliere di accogliere la Luce per viverla ogni giorno. A quel punto non puoi più rimanere spettatore e questo si traduce in gesti concreti di partecipazione.

È quello che accade a Palermo quando il Terzo settore che quotidianamente lavora nei territori convoca gli Stati Generali per l’avvio di una vera programmazione in sinergia con le Istituzioni pubbliche al fine di contrastare l’escalation di antisocialità e tornare ad investire sulla prevenzione e promozione giovanile.

O a Torino dove gli abitanti del Borgo Vanchiglia e gli operatori non si sono rassegnati alla militarizzazione e hanno chiesto di riprendere il dialogo di negoziazione con il Comune in vista della riapertura del centro sociale Askatasuna.

La stessa passione che anima l’esperienza di Spin Time a Roma dove il processo di rigenerazione urbana e sociale ha messo a frutto un edificio abbandonato offrendo riparo a quattrocento persone provenienti da diverse estrazioni sociali che non avrebbero avuto accesso al mercato immobiliare per mancanza di risorse e dunque sarebbero finite per strada.

Al contempo Spin Time è diventato incubatore sociale e centro di promozione culturale e sociale offrendo potenziamento scolastico, laboratori artistici e sportivi. Lì don Mattia Ferrari si spende per restituire dignità alle persone più fragili e in particolare le vittime della tratta migratoria.

Ecco come la Luce oggi splende nelle tenebre ed è questa consapevolezza che può farci augurare “buon Natale” affinché ciascuno, accogliendo la vera Luce, possa ritrovare la propria missione di vita.