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L’ossimoro del Somaliland

La pantomima geopolitica che fa della dignità dei popoli, e delle vite di centinaia di migliaia di persone una merce di baratto per affermare il potere e l’interesse economico, suscita sgomento ed incredulità.

Dovremmo esultare per il riconoscimento della identità di un popolo che abita le aree settentrionali della Somalia e  che vive una storia di sospensione dal 1960, anno della fine del protettorato britannico, se non fosse che a pronunciare questo riconoscimento politico è il governo israeliano!

Ci sorprende, infatti, l’attuale apertura di Israele verso la Repubblica del Somaliland, considerata l’ostinata posizione assunta nei confronti di un altro stato che da oltre mezzo secolo attende il riconoscimento d’Israele.  

Riconoscere lo Stato palestinese, infatti, per il governo Netanyahu è inammissibile e i paesi che lo hanno fatto sono considerati ostili ad Israele. Siamo ben lontani dagli accordi di Oslo che nel 1993 riconobbero la possibilità del reciproco riconoscimento tra i due Stati.

Oggi secondo il primo ministro Israele è l’unico Stato e nei confronti dei palestinesi si sta continuando a perseguire la pulizia etnica metodicamente pianificata negli ultimi decenni fino al genocidio sulla Striscia di Gaza iniziato all’indomani del 7 ottobre 2023.

Nel mentre che lì si continua a morire di freddo e di stenti e non solo – oltre ottocentomila persone sono state ammassate in tendopoli di fortuna perlopiù allagate dalle piogge – in Cisgiordania i coloni israeliani portano avanti le loro razzie nei campi degli agricoltori e pastori palestinesi fino ad ucciderli con la garanzia di rimanere impuniti considerato che nei Territori occupati vige la legge militare.

Chiaramente tutto questo accade alla luce del sole e apertamente il ministro per la Sicurezza nazionale, Itamar Ben-Gvir, insieme al ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, dichiarano che la risposta alle condanne di parte della Comunità internazionale (di quella che ancora rimane a tutelare il diritto internazionale) sarà l’annessione dell’ottanta per cento della Cisgiordania. In questo modo si potrà portare a compimento l’espansione del muro di annessione che da oltre vent’anni sta umiliando il popolo palestinese in una ininterrotta segregazione razziale.

Ecco in estrema sintesi il frutto del mancato riconoscimento dello Stato palestinese: espansione programmata attraverso gli insediamenti in tutta la Cisgiordania, controllo e pressione costante sui palestinesi fino allo sfiancamento di chi resiste e l’eliminazione di chi reagisce, annientamento-appropriazione e riedificazione della Striscia di Gaza.

Ma tornando al Somaliland, singolarmente oggi Israele si fa primo promotore del suo riconoscimento e questo sembrerebbe per ragioni strategiche ossia per avere un appoggio marittimo nel crocevia tra il Canale di Suez e l’Oceano Indiano e – qualcuno vorrebbe anche insinuare – per sancire un’alleanza che agevolerebbe la messa in sicurezza dei gazawi perché Israele ha a cuore che la migrazione volontaria del popolo palestinese possa trovare porti sicuri…

In ogni caso per chi si crede potente in questo mondo il prezzo del riconoscimento è la sottomissione. Un ossimoro come a dire “ti vedo se non ci sei”.