Legami di memoria
Nel mentre che Netanyahu parla di “malfunzionamento tecnico” per giustificare l’ennesima uccisione di bambini sterminati quando erano in attesa della distribuzione dell’acqua a Gaza, la nostra città fa memoria della stage di via D’Amelio dove il 19 luglio 1992 persero la vita il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta.
Abbiamo scelto di non giustificarci e non modellare le parole per edulcorare la realtà, Palermo è stata ferita dalla mano mafiosa e dagli apparati deviati dello Stato che negli anni ’90 non hanno esitato a operare secondo strategie terroristiche tessendo trame di connivenza con la criminalità organizzata.
Oggi la realtà continua ad essere mistificata e quel “malfunzionamento tecnico” risuona in modo assordante così come tutti i depistaggi volti a negare che i gruppi eversivi di estrema destra abbiano operato seguendo le indicazioni dettate da una regia superiore.
“Loro hanno fatto ciò che gli apparati ufficiali dello Stato non potevano fare” racconta il terrorista Vincenzo Vinciguerra di Avanguardia Nazionale, il lavoro sporco ha alle spalle “menti raffinatissime che tentano orientare certe azioni di mafia” come affermava Giovanni Falcone.
Facciamo memoria per imparare dalla storia e per nutrire il legame con chi ha offerto la propria vita per custodire il nostro futuro.
Senza radici, infatti, perderemmo l’appoggio per spingerci oltre, mancheremmo dei legami necessari per nutrire il dono dell’esserci, sciuperemmo la memoria che ci rende capaci di vivere pienamente il presente.
I legami, dunque, rendono feconda la nostra esistenza perché rivelano da dove veniamo e per gratitudine spingono a scoprire come essere protagonisti della storia da scrivere, ancora, in modo inedito.
È anche per questo che abbiamo cara la nostra Città. Palermo nella sua complessità ha un grande tributo da rendere a tanti uomini e donne che hanno lottato con passione per la causa del bene e della giustizia sociale, condividendo l’inquietudine per la bellezza che viene sfigurata da quanti con arroganza e cinismo coltivano i propri interessi a discapito del prossimo.
Oggi torna ad emergere una spirale di violenza che assedia le nostre strade ma che non può essere ridotta ad un’analisi di superficie che vede la soluzione in un maggiore controllo e nella repressione da parte delle forze dell’ordine. La nostra terra è molto più complessa e la lettura non può mai essere fatta attraverso un processo lineare di causa ed effetto.
Da più di un decennio il terzo settore e chi lavora nella educativa territoriale mantenendo vivi i servizi di prossimità, lanciano l’allerta sociale denunciando l’assenza di politiche giovanili che si prendano realmente cura delle nuove generazioni – uscendo dalla mens dei progetti a termine funzionali a garantirsi l’elettorato – secondo una prospettiva che dia continuità al processo educativo.
Strettamente correlate sono le politiche di inserimento lavorativo e, dunque, la promozione dell’imprenditoria locale, così come la rigenerazione umana e urbana dei contesti periferici. La visione volta al un reale sviluppo dei territori è necessariamente sistemica e non è pensabile, ad esempio, prevenire la dispersione scolastica senza favorire la connessione delle Scuole con i Territori e la creazione di spazi gratuiti di aggregazione quali parchi, palestre, piazze manutentate e illuminate oltre che dotate di arredo urbano come ad esempio le panchine. Se l’accesso ai servizi basilari per la socializzazione è del tutto privatizzata e quindi a pagamento allora le fasce di popolazione più povera continueranno ad essere sempre più marginalizzate e il divario sociale aumenterà a dismisura.
Ammettere che è mancata una politica di reale prevenzione e promozione umana a partire dalla cura dei luoghi e dei servizi essenziali è il primo passo perché dalla consapevolezza si può tornare a pensare strategie di intervento con obiettivi a lungo termine.
Piuttosto che la cura della bellezza abbiamo continuato ad assistere ad un sempre maggiore degrado nella manutenzione del bene pubblico e nei casi più fortunati la creazione di nuovi spazi sono stati affidati alla gestione del Terzo settore affinché potesse gestirli ma gratuitamente, perché la politica attuale ritiene che gli educatori cosi come il personale amministrativo non debba essere retribuito ma ridotto ad una precarietà esistenziale al pari dei destinatari dei servizi. Forse sarà per un criterio di prossimità empatica…
I centri educativi territoriali, infatti, ricevono esigui contributi capaci di mantenere appena la metà delle spese ordinarie per cui molti educatori dopo anni sono costretti a mollare carichi di così tanta frustrazione e senso d’impotenza. Molti interventi, dunque, risultano inefficaci perché trovano proseguo e la relazione con gli operatori viene continuamente minacciata dal ritiro. A questa discontinuità si aggiunge la frammentazione nella proposta perché il mondo della Scuola rimane disconnesso dalla Agenzie territoriali e, di conseguenza, dalle famiglie dei minori. Il risultato ultimo è che Palermo trova un record tra le città italiane per maggiore indice di dispersone scolastica…
Altra è la storia possibile, quella che vede il mondo sociale e tanti cittadini di buona volontà ancora impegnati e resistenti rispetto alla rassegnazione assai diffusa.
Ieri sera le parole di Valentina Corrao, attrice e nipote di Rita Borsellino, sono risuonate al Centro Studi Paolo e Rita Borsellino nella presentazione del testo inedito “Il diamante del Padre eterno”. Segno dei legami che si trasformano in memoria e dei semi che portano frutto malgrado l’impervia stagione.