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Consultorio familiare, Educativa di strada

L’essenza del potere

L’esercizio del potere è un tema importante ai nostri giorni perché a ciascuno è dato la possibilità di servire o sottomettere, invadere o accogliere, l’esistenza altrui.

Chi abita questo mondo con la volontà di colonizzare come sta accadendo in Cisgiordania, Iran, Libano, Ucraina, Sudan, Venezuela e altri paesi, cade nell’illusione di superiorità onnipotente che in modo spregevole può far giustificare gli abomini più gravi quali abusi e torture o guerre falsamente “preventive” fino al genocidio.

Tali brutalità sono analoghe a quelle delle mafie che continuano a vessare i territori ostacolando l’esercizio del lavoro onesto ed immettendo sistemi di corruzione e violenza per comprare o minacciare la libertà della gente.

Tutto ciò tradisce la verità dell’umano perché nessuno è fatto per il male o può realizzarsi da solo e perdipiù violando la dignità altrui.

Il cuore avido e rancoroso, piuttosto, si ammala e finisce col perdere il senso dei propri giorni. Il destino dell’oppressore è la disperazione perché solo chi serve l’umano sperimenta la gioia procurata dall’amore gratuito.

Abbiamo appena fatto memoria del vile attentato che trentaquattro anni fa ha spezzato le vite dei giudici Giovanni Falcone e Francesca Morvillo insieme agli agenti di scorta: Rocco Dicillo, Vito Schifani e Antonio Montinaro.

Quel 23 maggio l’autostrada nel tratto di Capaci fu totalmente sventrata dall’esplosione ma quell’azione terroristica-mafiosa ha sortito l’effetto opposto destando le coscienze tanto che da quel cumulo di macerie impregnate di passione e sangue versato per la giustizia, è maturata una nuova primavera per Palermo e tutto il nostro Paese.

Se l’obiettivo era quello di incutere paura e così piegare al silenzio il sentire sociale, in realtà è riemerso il desiderio di bene in modo prorompente e certamente più rumoroso di quella assordante deflagrazione.

La storia ancora oggi, sappiamo bene, rimane complessa e le mafie continuano a lanciare moniti violenti per recuperare il controllo dei territori tanto che molti pagano caro il prezzo della loro ribellione.

Eppure questo scenario non è l’ultima parola, ce lo ricorda il Vangelo della Pentecoste che stiamo celebrando (Gv 20, 19-23). Gesù incontra i discepoli ancora impauriti per l’accaduto e la conseguente persecuzione, sono trincerati in casa pensando che il male abbia avuto il sopravvento. È in quel contesto di fragilità che il Maestro li incontra offrendo la sua pace mostrando i segni della passione subita per amore.

È sorprendente come la loro paura si trasformi in gioia mostrando che il perdono offerto dalla misericordia di Dio è la guarigione profonda di cui l’umano abbisogna. Infatti il “potere” affidato agli apostoli sarà proprio quello di perdonare e così sciogliere dal male, perché la ferita che ciascuno porta è quella relazionale e senza perdono questa non può essere sanata.

Il perdono non ammette prezzo ed assume la gratuità quale espressione della gratitudine che si porta nel cuore per l’amore ricevuto. Questa è l’esperienza di chi si sente riconosciuto dall’Alto aldilà delle proprie imperfezioni, la memoria ferita viene guarita dallo sguardo misericordioso del Padre e diventa accogliente della sua presenza.

Il dono di Pentecoste valorizza i talenti di ciascuno e suscita i carismi che vengono sottoposti al giudizio della Comunità. L’unicità che ognuno porta viene valorizzata ma non secondo un ideale individualistico. Piuttosto l’unità nella diversità diventa il criterio di riferimento: la comunione non omologa ma connette le reciproche autenticità.

Il comprendersi malgrado le diverse lingue parlate è frutto della comunione d’amore, al contrario della discordia e della rivalità che non permettono comprensione tra persone che parlano la stessa lingua. Non si tratta di uniformare le visioni ma di testimoniare lo stesso Spirito che anima l’esistenza di ognuno.

Ancora oggi la Sicilia sarebbe capace di una rinnovata primavera. Direi inedita considerato che il sistema di corruzione e di intrecci tra massoneria e mafie, colletti bianchi e apparati deviati dello Stato è ancora più  complesso che negli anni ‘90.

Basti pensare che gli interessi per il traffico di armi e di droghe spostano ingenti capitali che diventano fonte di un’economia parallela a quella ufficiale. Sta ad ogni cittadino scegliere se lasciarsi uniformare o mantenere l’originale chiamata alla vita senza scendere a compromessi con chi all’esistenza personale vorrebbe dare un prezzo di scambio.