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Educativa di strada, Palermo, Psicologia della Religione, Ricerca di Dio

Tornare a parlare il Sabir

La società contemporanea è caduta nel compromesso per garantire i diritti di alcuni a discapito di molti. La prospettiva di fratellanza che unisce uguali ed esclude chi è differente sembra governare le scelte politiche ed economiche del mondo procurando gravi ingiustizie a discapito degli ultimi e cioè di quanti non hanno più diritto di cittadinanza in questo mondo.

Ad esempio nell’ultimo decennio l’Italia sancisce accordi con la Libia per la gestione dei flussi migratori fornendo corposi finanziamenti, pur sapendo che le autorità libiche, invischiate con i trafficanti di esseri umani, gestiscono i centri di accoglienza con una violenza istituzionalizzata fino alla tortura. O, ancora, il recente accordo sulla creazione di nuovi centri di accoglienza ed espulsione da realizzare in Albania e capaci di contenere migliaia di persone, come se la tragica esperienza di Mineo non ci avesse insegnato proprio nulla, appare proseguire la logica dello scarto e della soppressione della dignità umana per garantire il proprio “benessere”.

La visione politica continua a mancare di criteri etici e, piuttosto, guarda a “soluzioni” che non destabilizzino la spinta consumistica e il quieto vivere che, di fatto, mancando di giustizia non equivale alla felicità!

L’ingiustizia sociale veniva denunciata dai profeti biblici come se fosse un’idolatria in quanto gli ultimi della società venivano soverchiati da chi esercitava il potere non secondo equità ma per il tornaconto individuale. C’è fin da subito, nella Scrittura, una identificazione tra il culto a Dio e i piccoli della società, i profeti sono chiamati ad essere sentinelle vigili nel denunciare le discriminazioni e gli abusi di potere. Mentre gli idoli venivano incensati all’interno dei templi il Dio d’Israele invitava a guardare oltre il recinto del tempio per fare del culto un esercizio del bene per tutti secondo criteri di giustizia.   

Il Vangelo di questa domenica (Mt 25, 31-46) rivela una ulteriore connessione tra il compimento della storia e la postura quotidiana dove il tempo è l’occasione che abbiamo per dare senso alle scelte e alle azioni che esprimono la nostra vita.

Ciascuno dispone del tempo secondo l’orizzonte che persegue  e la meta che si desidera raggiungere, infatti, determina le priorità di ogni giorno. La sorpresa, dunque, è resa possibile dalle attese e dal desiderio che si coltiva nel quotidiano. È così che il Cielo ci sorprenderà facendoci ritrovare scene relazionali condivise nel cammino terreno.

Il Vangelo, infatti, descrive una reale coincidenza tra Gesù e quanti si trovano nudi, carcerati, affamati, ammalati, Lui si sente riconosciuto proprio in loro. Il frammento quotidiano determina la totalità del giudizio finale come a racchiudere in sé il mistero della gloria per sempre.

Siamo tutti interpellati dalla sfida evangelica perché i nostri giorni ci trovano indifferenti dinanzi alle gravi ingiustizie che ci circondano. La cultura dello scarto produce continue marginalizzazioni sfigurando il volto di interi popoli, è la cultura dei muri che pare dominare la nostra Europa ma anche il naturale crocevia dei popoli che sempre da sempre è stato il Mediterraneo.

Alla cultura dell’accoglienza e dello scambio è subentrata quella del rifiuto dove il blocco delle navi militari italiane e libiche sembra vigilare sull’imperativo disumano di non ascoltare il grido dei naufraghi.

È lontana la memoria che spinse i diversi popoli che attraversavano il Mediterraneo a comunicare adottando il sabir, un pidgin inventato dai turchi per favorire l’interscambio, mentre oggi si comanda di tacere e distanziarsi piuttosto che soccorrere.

Eppure il Vangelo senza giri di parole chiede giustizia attraverso il riconoscimento dei piccoli e cioè degli affamati, nudi, ammalati, carcerati e stranieri. Gesù si identifica con loro e cioè con tutti i crocifissi della storia che solitamente vengono trattati con indifferenza e pregiudizio.

Con i loro carichi portano i segni del sistema consumistico che continua a produrre scarto umano e ambientale. Se i flussi migratori stanno crescendo è perché abbiamo reso invivibili paesi che avevano bellezza e qualità di vita.

L’esodo dei popoli è sintomo del divario socio-economico planetario così come le periferie urbane sono il sintomo del disagio sociale. Continuiamo a fomentare ingiustizie per garantire il consumismo senza limite il quale produce fame, nudità, malattie, flussi migratori, prigionia.

Il Vangelo rivela che Lui ci salva facendosi povero e, dunque, nel povero si trova la salvezza. I piccoli di questo mondo che trovano la nostra cura, il nostro interesse e condivisione sono la via per rimanere umani e dunque capaci di accogliere il dono di Dio.

Il segno distintivo del cristiano rimane il Crocifisso ricordando a ciascuno che Lui continua a farsi carico del male di questo mondo attendendo che il credente consegni i mali per vivere di reciprocità e compassione, avvertendo la responsabilità e il bisogno di custodia per i fratelli più piccoli.

Abbiamo bisogno di un nuovo sabir per ascoltare e scoprire i volti del Mediterraneo, il grido che viene da ogni parte del mondo e continua a chiedere giustizia.