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Educativa di strada, Incontri culturali, Mediazione ai fini della conciliazione, Ricerca di Dio

Sguardi di Pace

Una bomba che cade lascia il buio e il vuoto attorno alla deflagrazione provocata. Ogni azione di guerra fa sprofondare nella notte più profonda, spegne la capacità dei rapporti umani e fa piombare su un piano emergenziale privo di apertura al futuro. La guerra come una terribile calamita tutto assorbe a sé e non permette, più, libertà alcuna.

La guerra non è un gioco, piuttosto mette la vita in gioco e oggi un popolo inerme è minacciato di sterminio. La Russia appare come Golia di fronte a Davide, un gigante che avanza ragioni per giustificare la devastazione.

Nell’arco di poche ore la città di Kiev si è trasformata in una campo di battaglia, nel buio della notte tutto è cambiato: l’immagine di un asilo sventrato dalle bombe, le fiamme lasciate dai bombardamenti, un automobilista intrappolato nell’auto schiacciata da un carro armato, l’ululare delle sirene in ogni dove.

La notte e il giorno divengono accomunate dalla medesima paura: che all’improvviso possa finire tutto! Quello che sta vivendo il popolo ucraino è un dramma incredibile, quando ancora il pericolo della pandemia non era  ancora scampato ecco che è subentrata una nuova prova ancora più grave della precedente.

Il mondo è sgomento e si unisce la voce dei popoli per alzare le braccia con le fiaccole accese, non in segno di resa ma di supplica rivolta al Cielo. La luce e la pace sembrano ricercarsi mentre il buio e la guerra pesantemente coincidono.

Mentre la luce genera ogni giorno alla vita e all’alba chiede a ciascuno di levarsi per viverne il dono, c’è chi non accoglie l’occasione del nuovo giorno per consumarlo nel bene ma si chiude nell’avarizia e nell’interesse esclusivamente egoistico.

Sceglie il buio chi pensa di potere vivere privo della misericordia e, ciecamente, mantiene un cuore frammentato e incapace di rivelare la luce perché, nel proprio delirio interiore, vorrebbe produrla da sé. È la cecità spirituale propria di chi vede con cuore doppio e, perciò, bramoso del proprio tornaconto non si cura del bene altrui. Chi non si spende per il prossimo rinuncia a donargli il proprio bene, gli resta indifferente e quindi lo condanna alla morte.

Urge pregare ed adoperarsi per chi soffre a motivo della guerra e per chi rischia di essere privato del diritto di vivere. Diventa cieco chi è avvolto nelle proprie trame e ha una visione schiacciata da calcoli di convenienza. Gesù dirà ai suoi che il corpo luminoso è proprio di chi ha un occhio semplice.

Rimane cieco, infatti, chi rifiuta la misericordia del Padre e, così facendo, dimostra che la fede sta da un’altra parte. Si tratta dell’individuo che giudica il fratello e, dunque, non lo guarda per il suo bene ma per criticarlo e ferirlo. Questi è l’uomo che porta una trave sul proprio occhio, cieco a motivo della propria doppiezza, con uno sguardo senza visione ma volto all’opportunità di trarre un profitto, almeno quello di vedere cadere l’altro in quanto considerato nemico.

Come la luce dirada le tenebre così la parola vera dissolve il silenzio, ma questo è possibile nella misura in cui si rimane in ascolto e non nel pregiudizio.

Gesù, leggiamo nel Vangelo, si scontra con quanti pretendono di gestire la vita altrui attraverso il proprio cieco vedere e si tratta dell’uomo che vuole attingere forza e discernimento da se stesso e non dal Cielo. Diverso è l’occhio semplice che guarda secondo la Luce che riceve dall’alto, questi è capace di rivelare la direzione del bene perché effonde la Luce e, cioè, la porta rendendola disponibile a tutti. Quello che custodisce nel cuore diventa il criterio per leggere la realtà e scegliere ciò che è necessario fare.

Non si tratta, certo, della luce procurata da certe affiliazioni o fratellanze legittimante dalla sete di potere seppure travestito di bene, ma della Luce che ci rende capaci dei sentimenti del Cielo.

Poggiare la propria vita nel Signore rende liberi, capaci di cammino e di attesa, di condivisione e di sostegno nella prova. Il giudizio di Dio si regge sulla misericordia perché il Suo sguardo è frutto del desiderio di bene per tutti i figli. Il pregiudizio del cieco, invece, si regge sulla propria grandezza e questo genera radici nel buio degli abissi ed è pertanto che resta infecondo, incapace di portare frutti. Abbiamo bisogno di tornare alla prossimità, all’amicizia coltivata disinteressatamente, alla gratuità del dono senza misura, all’interesse per i poveri che troppo spesso rimangono nascosti dagli sguardi delle nostre città.

Loro li scorge solo chi decide di accogliere la Luce e, custodendola nel cuore, la condivide quale speranza di vita.