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Educativa di strada, Palermo, Psicologia della Religione, Ricerca di Dio

La profezia è del quotidiano

Una settimana intensa quella appena trascorsa, prima il  saluto a fratel Biagio che con la sua vita ha testimoniato cosa significhi donarsi sino alla fine per i piccoli di questo mondo e, poi, l’arresto di Matteo Messina Denaro ultimo rappresentante della mafia che ha deciso le stragi dei primi anni ’90 e che ha continuato a perseguire scenari di morte per dimostrare potere e apparenze.

Nel mentre che tanto sangue innocente veniva versato nella città di Palermo, Biagio maturava la sincera convinzione di dare senso alla propria esistenza condividendo tutto con gli ultimi. Paradossalmente lui restituiva volto a quanti erano stati resi invisibili e lo faceva facendosi prossimo dormendo su un giaciglio di cartone così come loro, contemporaneamente c’era chi si credeva grande e decideva di trascorrere la sua esistenza da latitante ossia nel nascondimento e privo di volto seppure con vesti sontuose e appagamenti evanescenti.

La testimonianza di fratel Biagio ha mostrato cosa significa rimanere custodi del bene facendosi pane spezzato per nutrire i più deboli e prendersi cura delle loro ferite. Fino a pagare in prima persona, con digiuni e pellegrinaggi, per denunciare le gravi ingiustizie che opprimono la nostra società.

Per fratel Biagio era chiaro che la mafia è tra le principali cause della crescente diseguaglianza sociale dove intere fasce di popolazione diventano sempre più povere. Il pizzo, il ricatto nel boicottare la crescita delle imprese, lo spaccio e le sale per il gioco d’azzardo, la corruzione di una certa politica clientelare, sono solo alcune delle economie gestite dai boss  che, per il proprio arricchimento, hanno come ricaduta il fallimento di tante attività lavorative, lo svuotamento di intere esistenze schiavizzate dalla dipendenza o lo sperpero dei fondi pubblici impedendo, così, lo sviluppo dei territori.

L’inquietudine che nutriva fratel Biagio era quella della sentinella biblica, chiamata a vegliare per difendere l’accampamento. L’attesa nella notte è la tensione che vive l’uomo di fede che non si sente appagato fino a quando la giustizia non sarà piena tra tutti i popoli. È la legge dell’amore che, di fatto, non cerca il proprio tornaconto o il comfort migliore, perché chi ama si scomoda per interesse altrui e sostiene la fatica del prendersi cura dell’altro e, così, vederlo ristorato.

Le parole ebraiche di Isaia 21, 11 che Francesco Guccini utilizza quale ritornello di una celeberrima canzone – “Shomèr ma mi-llailah, shomèr ma mi-lell, shomèr ma mi-llailah, ma mi-lell” e cioè “Sentinella quanto [manca] della notte, sentinella quanto della notte” – descrivono simile atteggiamento di fratel Biagio che ha cercato risposte mantenendo desta la tensione pur sapendo che in fondo non tutto era possibile comprendere o ottenere. Lui non si è arreso anche se ha attraversato il buio della notte trovando, spesso, derisione e rifiuto.

La sorte del frate palermitano è stata quella dei profeti biblici, si pensi a Geremia e Michea,  che per annunciare la verità rimanendo fedeli alla Parola sono stati perseguitati, incarcerati e uccisi. Il Vangelo provoca le coscienze e chi voleva rimanere trincerato nelle proprie strategie di potere ha cercato, prima, di ignorare il grido di fratel Biagio per poi assecondarlo a motivo del consenso che stava riscuotendo nella parte “sana” della nostra società. 

La politica che oggi ha voluto dare un segnale eloquente di solidarietà, ieri era rimasta sorda alle ripetute richieste del fratello laico, e questo,come ci ricordano i profeti, va colto come un segnale di possibile cambiamento. Se persone come Falcone e Borsellino, don Pino Puglisi e fratel Biagio, insieme a tanti altri, hanno continuato a lottare e resistere, nonostante tutto, è perché hanno creduto ad una possibilità di una evoluzione.

Il Vangelo (Mt 4, 12-23) di questa domenica intitolata alla Parola, ci racconta di come il popolo che camminava nella notte vide una grande luce  che rivela la promessa di speranza per tutti i popoli futuri. La questione, dunque, non è la fatica di dovere attraversare la notte della storia ma la necessità di volgersi verso la vera  luce, l’unica capace di portarci oltre.

Fratel Biagio affrontava ogni giorno situazioni di grave precarietà e marginalizzazione, un umano fragile e schiacciato nell’ombra della vita, eppure ha custodito la luce nutrendosi della Parola che svela il cammino da seguire.

La fede cristiana non è un’idea da applicare per trovare soluzione ai vari problemi esistenziali, ma è relazione con il Cielo e questa dona la capacità di discernere il bene da perseguire di fronte agli accadimenti della storia.

Il Vangelo che ascoltiamo oggi, narra dell’inizio del ministero pubblico di Gesù che avviene in un momento difficile e cioè quando Giovanni, l’ultimo dei profeti, che aveva denunciato l’ingiustizia di Erode,viene arrestato a motivo di questa verità scomoda. È a quel punto che Gesù annuncia la vicinanza del “regno dei cieli” e dunque la prossimità di Dio, proprio in quello scenario che apparentemente mostrava la vittoria del potente di turno.

La sfida evangelica è quella di andare oltre le apparenze fidandosi dello sguardo del Maestro. Lui vede e chiama i discepoli e nel mettersi in cammino insegna loro un modo nuovo di guardare la storia e le vere necessità dell’umanità.

I discepoli, dunque, si scoprono visti e chiamati, Lui li riconosce e li chiama a vita nuova e cioè a cambiare prospettiva e senso di vita. Abbandonare le reti per diventare pescatori di uomini significa rivoluzionare il modo di prendersi cura di sé e dell’altro, non una pesca per il mero nutrimento individuale ma un’opera chiamata a restituire dignità e vita all’altro.

Essere tratti dal mare, infatti, per l’israelita rappresentava un uscire da tutto ciò che è mortifero e questa guarigione avviene sempre in termini relazionali. La vita nuova accade a chi si scopre amato e, di conseguenza, esprime l’esistenza facendosi strumento dell’amore ricevuto.

Quel che muove i grandi uomini è la gratitudine per il dono ricevuto e custodire la Parola diventa necessità di condividerla per mezzo del servizio quotidiano. La Parola, infatti, viene annunciata attraverso la testimonianza di vita, è lo straordinario che fratel Biagio ha rivelato attraverso il suo volto e la luce che ha scoperto nei fratelli e sorelle che gli stavano accanto.