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Educativa di strada, Psicologia e vita, Ricerca di Dio

Immersione per il Cielo

Ogni persona è fatta per la relazione, l’incontro con l’altro è ciò che rende unica l’esperienza umana e, proprio per questo motivo, soffre fino a spegnersi chi dimora nella solitudine. Tale condizione, oggi, viene amplificata dalla saturazione di iperconnessioni e da relazioni parallele tessute sulla superficie delle apparenze e delle mode consumiste le quali, in realtà, non lasciano nessuno spazio all’incontro con l’altro e con se stessi.

Fino a quando l’umano propenderà per una storia agita sui ruoli da esibire e sull’individualismo ego-centrato non ci sarà possibilità di svelamento e conoscenza autentica perché a nessuno è dato di conoscere se stesso senza il confronto e la condivisione con gli altri. Si continuerà, piuttosto, a fomentare marginalizzazione e ingiustizie sociali perché strutturati secondo la logica della competizione che considera l’altro un avversario da sottomettere o scartare.

L’epifania che va dal natale alla immersione nel Giordano rivela un percorso differente che genera l’incontro autentico tra il Cielo e la terra, il chinarsi di Dio che assume la fattezza umana senza sconti e sino alla fine.

Affinché questo incontro possa accadere nella esistenza di ciascuno è necessario mettersi in cammino come allora fecero i pastori e i magi e, ancora prima, Maria e Giuseppe.

Senza questo cammino che va da sé all’altro, e dai segni all’incontro reale con la persona, non è possibile alcuna conoscenza e, tantomeno, esperienza spirituale.

La lettura dei segni, in quel caso le stelle o un sogno, altrimenti verrebbe assunta con una valenza magica che non ha nulla a che vedere con la vita di fede. Si consegna alla magia, infatti, chi vorrebbe saltare la storia credendo di acquisire poteri che dovrebbero piegare le sorti del futuro alla propria volontà. In realtà chi si organizza secondo tale postura si rende impotente e rinuncia ad essere protagonista della propria storia in cui l’unico modo per evolversi è il mettersi in gioco ammettendo la propria limitatezza e la possibilità di fallimenti.

Il cammino dei personaggi del Vangelo che vanno incontro a Gesù, piuttosto, esprime l’inquietudine umana che non si arresta di fronte ai limiti ma si fa ricerca, ascolto e confronto. Loro non si fermano ai segni ma si aprono ad una visione che li porterà oltre. Si ferma ai segni, ancora, chi li usa come un talismano portafortuna che dovrebbe garantire la propria integrità, ma i segni del Cielo portano ad andare oltre e a ricercare il proprio cammino scoprendo come accogliere il dono e lasciarsi trasformare da esso.

I magi, ad esempio, cercano il re e trovano un bambino in un’umile dimora. Il loro chinarsi verso di Lui offrendo doni preziosi dice di come sono aperti allo stupore e liberi dai preconcetti. Questo è possibile perché sono umili e cioè non sono paghi di se stessi e, dunque, danno spazio all’altro.

Riconoscono la dignità altrui non in base alle apparenze e donano l’oro simbolo dei possessi che altrimenti sarebbero di ostacolo all’incontro, il profumo che ha una valenza relazionale segno dell’amore che lo si riconosce dagli effetti che procura, e la mirra che indica la disponibilità al sacrificio per l’altro così come viene unto un corpo inerme dopo la vita terrena che si è consumata per amore.

Il dono di sé permette l’incontro e questo determina un cambiamento esistenziale, una direzione nuova. Per loro si aprirà una via sconosciuta, l’incontro con Dio restituisce alla storia solcando traiettorie di umanità inedite, così è la missione quotidiana che a ciascuno è dato di scoprire.

Nel battesimo di Gesù, ancora, si scorge la gloria inaccessibile di Dio che si fa dono. Senza questo chinarsi del Cielo il cammino sarebbe fuorviante perché inteso quale sforzo per arrivare in alto e questo tentativo procura superbia e altezzosità verso gli altri. Gesù non incontrerà i “giusti” ma i peccatori e proprio nel Giordano immergendosi con loro si farà compagno di viaggio sostenendo la fatica per andare oltre il carico di una vita rassegnata alla povertà del peccato.

Chi si fa da solo, infatti, diventa il parametro di giustizia con cui giudicare il prossimo, invece chi si scopre visitato da Dio nella propria fragilità, e dunque comprende che non ha bisogno di mascherarsi, si commuove aprendosi all’amore che risana e questa esperienza genera gratitudine e coraggio nello spendersi per condividere il dono ricevuto.

Nel battesimo del Giordano, dunque, Gesù annulla ogni distanza e il Cielo è totalmente consegnato e rivelato all’umanità tutta. Ascoltare la voce del Padre ricorda l’identità filiale che, ora, appartiene a tutti e questa esperienza rende capaci di immergersi nella storia dell’umanità per trarre il bene e la vita vera da ciascuno. Senza prossimità personale non può esserci esperienza del Cielo.