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Palermo, Psicologia e vita, Ricerca di Dio

Conducimi tu, luce gentile

L’appartenenza è una questione identitaria, senza appartenenza l’unicità che ciascuno porta diventerebbe mero narcisismo fino ad assumere i tratti del delirio onnipotente.

A fronte di una spinta culturale che genera sempre più individui deprivando l’umano della sua caratteristica relazionale, la festa della Presentazione di Gesù al tempio che celebriamo oggi indica nell’appartenenza a Dio il legame che restituisce bellezza e verità a ciascuno.

Senza legami, infatti, si scade in un’autoreferenzialità che procura vuoto, noia e aridità spirituale. Senza radici l’esistenza è destinata a spegnersi perché incapace di sostenere le intemperie della vita. Legami e radici sono possibili quando si custodisce l’autenticità e cioè quando non si cambia visione a seconda dell’opportunità del momento.

Il Vangelo di oggi (Lc 2, 22 – 40) narra della presentazione di Gesù al tempio svelando in modo inedito il senso della restituzione del primogenito a Dio.

Israele era ben consapevole che la vita apparteneva al Signore e, pertanto, dopo i quaranta giorni di purificazione dalla nascita – tempo in cui la madre era entrata a contatto con il sangue e quindi con la sacralità della vita – i genitori andavano al tempio per offrire animali per “riscattare” quello che apparteneva al Cielo.

I primogeniti, infatti, rappresentavano il proseguo della vita perché eredi degli averi del padre, allo stesso modo i semi delle primizie della natura venivano conservati per la semina dell’anno successivo perché capaci dei frutti più belli.

Questa pratica per Israele costituiva un modo per salvaguardare la relazione con il Cielo e cioè per prevenire ogni sorta di appropriazione indebita che avrebbe fatto smarrire la missione che Dio aveva affidato ad Israele. Infatti quando i rapporti sono frutto del dono e non della conquista, allora vengono vissuti con libertà e gratuità e non con controllo e brama di possesso.

Ora è il Messia ad essere presentato e dunque chi rimaneva in attesa, Simeone e Anna, lo riconosce con gioia mista a tribolazione per quanto sarebbe accaduto. Loro colgono che Lui è pienamente incarnato nella storia e, dunque, affronterà tribolazioni per vivere la missione sino in fondo.

Anche Maria sarà coinvolta in questa passione mossa dall’amore. Viene rivelato, dunque, che la misura della vita non è data dall’assenza di prove ma dall’amore gratuito che porta oltre superando le avversità che si presentano lungo il cammino.

I legami e l’appartenenza vengono riletti, non più fondati sul sangue ma sull’ascolto del Padre. La relazione con il Cielo assume la priorità per orientarsi nel cammino ed è la gratitudine per l’amore ricevuto a muovere interiormente al dono di sé.

La giustizia fondata sulla Legge viene superata perché, ora, non è più la ricerca di consenso o di merito da parte del Padre a spingere al bene. Piuttosto è la meraviglia del sapersi amati da Lui a procurare il desiderio di spendersi per amore del prossimo. I legami vengono rivisitati e viene restituita libertà all’amore.

Aldilà delle pretestuose ideologie contemporanee non può esserci amore senza legame e appartenenza e, chiaramente, questo comporta delle scelte e quindi la necessità di rendere integro l’abitare questo mondo tagliando con i compromessi per seguire la via che custodisce il bene.

Maria rimarrà in cammino serbando nel cuore gli accadimenti che si avvicenderanno, non avrà spiegazioni immediate ma l’umiltà di custodire l’ascolto.

La storia, nel tempo, rivela la verità delle cose e il guardare in prospettiva permette di attingere la luce necessaria per rimanere nel passo quotidiano.

Così scriveva il cardinale John Henry Newman in un viaggio in Sicilia datato 1832:

“Conducimi tu, luce gentile
conducimi nel buio che mi stringe;
la notte è scura la casa è lontana,
conducimi tu, luce gentile.

Tu guida i miei passi, luce gentile
non chiedo di vedere assai lontano
mi basta un passo solo il primo passo
conducimi avanti luce gentile.

Non sempre fu così, te ne pregai
perché tu mi guidassi e conducessi
da me la mia strada io volli vedere
adesso tu mi guidi luce gentile.

Io volli certezze dimentica quei giorni,
purché l’amore tuo non m’abbandoni
finché la notte passi, tu mi guiderai,
sicuramente a te luce gentile.

Conducimi tu, luce gentile
conducimi nel buio che mi stringe;
la notte è scura la casa è lontana,
conducimi tu, luce gentile”.