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Educativa di strada, Palermo, Ricerca di Dio, Testimoni

Battipanni liberi tutti

Quando si giocava a nascondino si poteva assumere una parte straordinaria, eloquente nel raccontare le possibilità della vita: si poteva donare la libertà con il “battipanni liberi tutti”.

Quel gesto è metafora del dono per il quale siamo fatti, anzi potremmo dire che tutti siamo dono. A ciascuno accade di esistere e l’esserci non è il frutto di un calcolo per quanto una coppia pretenda di stabilire la nascita di un figlio.

Se ciascuno è dono allora l’esistenza non ci appartiene, non è tale perchè acquistata ma solo perchè gratuita. Questa consapevolezza ci fa attraversare l’avventura della vita “da poveri” e cioè grati per quel che ci è dato ogni giorno e generosi, dunque, di fronte ai bisogni altrui.

L’indifferenza, invece, è frutto dell’attaccamento al “proprio” e cioè frutto dell’illusione propinata ai nostri giorni: sei quel che hai! Questa massima è da temere perchè quando diventa sistema sociale la comunità umana perde i principi di solidarietà e di interdipendenza che la reggono e quindi diventa disumana.

Siamo gli uni responsabili degli altri, si pensi all’inquinamento a cui ciascuno contribuisce o meno in base a scelte di “comodità”, o alle prassi di legalità che permettono di rispettare i diritti di tutti o, ancora, al consumo etico che promuove le aziende a misura di persona. Acquistare prodotti di una impresa che investe nella produzione di missili, ad esempio, equivale a contribuire al dramma delle guerre, così come propendere per merci a basso costo senza tenere conto della filiera che sta dietro significa sostenere lo sfruttamento dei minori in molti paesi in via di sviluppo.

Il pensarsi totalmente autonomi e autoreferenziali porta alla mancanza di empatia e ad assumere un ruolo di superiorità nei confronti del prossimo. È così che una coppia perde l’intimità, si sfaldano le amicizie o un posto di lavoro diventa uno spazio gelido da cui si desidera fuggire.

Il sistema capitalistico ha fatto credere che la felicità dell’individuo fosse il bene supremo da perseguire  anche se questo va a discapito del prossimo. Ha escluso, ad esempio, l’impiego di energie rinnovabili ferendo gravemente il creato e ha voluto l’omologazione dei mercati a svantaggio delle piccole economie locali.

Oggi abbiamo bisogno di profeti ossia di un’umanità che dica “no” a logiche di disuguaglianza ed oppressione opponendosi con una chiara testimonianza di vita e non a parole, magari, con un lessico radical-chic.

La grammatica su cui scrive la propria esistenza il testimone si avvale della negazione ossia della possibilità culturale di discernere una strada piuttosto che un’altra e non perchè ciò sia conveniente per lui ma per il vero bene del genere umano. È la logica che mosse tanti magistrati ad andare oltre con le loro investigazioni, così come agenti e professionisti a rimanere fedeli al loro mandato malgrado fossero minacciati di morte.

L’avverbio negativo genera cultura ossia possibilità di differenziazione e spirito critico come dovrebbe accadere, tra l’altro, di fronte ai tentativi di uniformazione dell’economia attuale. Rivela che c’è una possibilità differente, una via capace di fare scoprire alternative rispetto al già conosciuto.

Ripartire dall’essenziale è necessario per chi vuole mantenersi in cammino. Senza leggerezza dell’essere ci si imbriglia in una pesantezza d’animo che finisce col schiacciare la vita in un continuo avvitamento di ragioni, ansie e preoccupazioni. La sobrietà permette di recuperare una visione d’insieme e cioè di guarire dalla frammentazione che fa di ciascuno un individuo magari capace di fare una donazione all’indirizzo appena letto in tv per una causa umanitaria nei paesi in via di sviluppo e, subito dopo, rimanere indifferente se un anziano che gli sta accanto non riesce ad attraversare la strada a motivo della velocità delle auto.

Tale sguardo fa uscire la persona da quella schizofrenia che vorrebbe coniugare la corruzione nel proprio lavoro con le “buone azioni” di un momento, l’apparenza perbenista in società e la rozzezza dei costumi in casa, la fede in Gesù Cristo e l’indifferenza verso le ingiustizie sociali dei contesti in cui vive.

Siamo stanchi di ascoltare parolai e individui che si propongono con promesse messianiche, ora terrificando ora illudendo la gente. In realtà fino a quando avremo vinti e vincitori non ci sarà alcun processo di umanizzazione e la pace propinata sarà solo una tregua fra due guerre. Fino a quando l’individuo giocherà ad essere “giusti” di fronte agli altri non ci sarà spazio per autentica profezia ma solo vacuità dell’essere. Fino a quando l’essere umano rimarrà a cercare la luce partendo da sé, sperimenterà il buio e la vita si ridurrà ad una mera passione triste. La gioia del “battipanni liberi tutti” è mossa da un’altra storia.