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Lo scatto a firma di Hassan Ghaedi, fotografo che ha ritratto la scena di una mamma dopo un’esplosione a Homs in Siria
Palermo, Psicologia della Religione, Ricerca di Dio

Abbiamo bisogno di scatti inediti

Lo scatto a firma di Hassan Ghaedi, fotografo che ha ritratto la scena di una mamma dopo un’esplosione a Homs in Siria, è di profonda eloquenza.

Chi si ferma alle apparenze potrebbe vedere nel gesto della donna, che per recuperare il giocattolo del figlio torna tra le rovine della casa crollata dopo l’esplosione di una bomba,  una mancanza di buonsenso o, ancora, un eccessivo attaccamento a qualcosa privo di valore. Invece chi ha la capacità di scorgere la vita abitata dall’amore sa riconoscervi il gesto di cura di una mamma per la propria creatura. Un gesto estremo e desideroso, per quanto possibile, di restituire dignità e preziosità ad un figlio che è totalmente disorientato a motivo della follia della guerra.

Oggi, la festa liturgica del Battesimo del Signore, ci rivela il gesto estremo di Dio che desidera a tutti i costi guarire la Sua creatura. Non un’opera di giustizia così come l’attendevano scribi e farisei, legati all’idea di un Messia vendicatore capace di premiare i giusti e punire gli imperfetti, ma di giustizia secondo lo sguardo di Dio che agisce non tenendo conto del peccato dell’uomo ma del suo amore.

Scandalizza, infatti, il battesimo di Gesù perché mostra l’inizio di una missione che non assume alcun potere se non quello di contaminarsi con i peccatori e cioè con quanti si trovano nel buio più grave, per rivelare un’altra postura di vita, l’unica a rendere davvero felici!

È questa prossimità del Cielo la via per guarire la ferita di ogni essere umano ed è l’unica cura capace di restituire relazioni sane generatrici di perdono e di gratuità aldilà del tornaconto personale. Altrimenti l’umanità  sarebbe rimasta ingabbiata nella visione del figlio maggiore, della parabola del padre misericordioso, il quale si ribella al perdono e all’accoglienza concessa dal padre al figlio prodigo.  

Quanti in Israele fanno fatica ad accogliere la teofania del battesimo è perché sono trincerati in una religiosità autocelebrativa in cui è necessario dimostrare al Cielo di essere giusti per poi essere amati.

Il battesimo di Gesù, piuttosto, svela la paternità di Dio non solo verso suo Figlio ma apre la via filiale ad ogni creatura che, da lì in poi, si lascerà immergere nel nuovo battesimo annunciato da Giovanni.

Il battesimo in “Spirito Santo e fuoco”, allora, dice della distanza ormai colmata dalla presenza di Dio che sana la ferita del peccato attraverso il suo amare. Chi ama non può rimanere distante, è totalmente coinvolto con l’amato e rischia la vita per prendersene cura così come per la donna siriana della foto. L’amore è irragionevole ma è ricompensato dalla gioia per il bene altrui.

Se il peccato primigenio aveva procurato una frattura tra il Cielo e la terra, ora la distanza è colmata dall’abitare inedito di Dio. Lui si china sul Figlio che è immerso nel tessuto umano e dunque l’umanità tutta, insieme al creato, partecipa di questa nuova esperienza.

È perciò che Francesco d’Assisi loderà il Creatore riconoscendo il creato come espressione del suo amore ed è per tale motivo che la materia, nei sacramenti, può assumere la capacità di rigenerare ed infondere la presenza di Dio.

Nella teofania del battesimo di Gesù il Padre rivela il suo sguardo verso il Figlio e, successivamente, nella teofania della trasfigurazione raccomanderà di ascoltarlo, come ad intendere che accoglierlo non è un fatto formale ma equivale a vivere di Lui e, quindi, a vivere in Lui.

La prossimità segnata dal battesimo, infatti, è esperienza di profonda unione e non di imitazione o addirittura di assoggettamento. La comunione cristiana si realizza, piuttosto, nella partecipazione e nell’accoglienza intima di Dio che trasfigura tutta l’esistenza rendendo il credente un testimone del Maestro.

Tale è l’esperienza che muove le azioni sociali all’interno della nostra Comunità di Danisinni. La visione scaturisce dalla comunione con il Cielo e, dunque, si sottrae dalle facili etichette che vorrebbero dire con rassegnazione che non c’è possibilità di cambiamento. La povertà e la precarietà di ogni giorno, invece, sono abitate da Dio ed è necessario lasciarlo parlare per trovare la via che il Regista vuole aprire secondo il suo disegno di bene. Certo è che a breve vedremo aprire, nel cuore della piazza, il cantiere di lavoro volto a ristrutturare l’asilo nido che sarà restituito ai piccoli del territorio e all’intera città di Palermo.

È un prezioso segno di speranza che apre questo nuovo anno, come se fosse uno scatto inedito il quale attesta che oltre le macerie è possibile riscoprire la vita.