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Palermo

Non nel loro nome

Nel dicembre del 2000 la nostra Città ha accolto l’Assemblea delle Nazioni Unite per sottoscrivere la Convenzione contro la criminalità organizzata transnazionale allo scopo di promuovere la cooperazione per prevenire e fronteggiare il fenomeno in maniera più efficace. Ricordiamo l’importanza del testo che ha avuto il merito di strutturare un sistema internazionale di contrasto al crimine e di supporto tra le diverse Nazioni.

A questa azione si è aggiunta la spinta culturale promossa da uomini come Falcone e Borsellino che costituisce un fattore basilare per la prevenzione ed il contrasto della criminalità e cioè la responsabilizzazione di tutti i cittadini i quali sono i primi custodi della giustizia. Essa, certo, va ben oltre la legalità perché fa assumere il rischio del prendersi cura del bene comune e di quanti sono particolarmente oppressi.

Si tratta di un principio fondamentale che, però, in questi ultimi tempi pare messo in crisi dalle stesse Autorità che dovrebbero garantire il processo ratificato più di vent’anni fa e che, di fatto, aveva trovato avvio già nei primi anni ’90.

Le continue norme che cercando di impedire il soccorso civile in mare costituiscono una minaccia al senso di umanità che caratterizza la nostra gente e appare come una istigazione all’indifferenza piuttosto che alla cura di fronte al grido altrui!

I pescatori siciliani testimoniano che sentono nella notte al largo urla di disperazione, richieste estreme di aiuto prima di annegare, e ciò nonostante ricevono ripetute intimidazioni per non avvicinarsi o, comunque, attendere i soccorsi “legittimati” che, prima o poi, arriveranno per recuperare i resti del naufragio…

Dichiara Mediterranea Saving Humans che con “l’assurdo ordine impartito alla MARE JONIO di sbarcare i dispositivi di soccorso si fa un ulteriore passo nella direzione della disumanità: che senso ha imporre a una nave, che si prepara a navigare nel tratto di mare più pericoloso e mortifero del pianeta – dove oltre 2.300 persone hanno perso la vita dall’inizio dell’anno – di privarsi di salvagente, battelli gonfiabili, farmaci ed equipaggiamenti medicali e quant’altro è necessario per salvare vite umane in pericolo?”.

Continuiamo a chiederci: ma la vita umana è un valore per tutti? O, forse, non tutti abbiamo lo stesso valore di fronte alla legge. Questo, piuttosto, è il lessico della criminalità organizzata che baratta il valore delle persone a seconda degli interessi economici di turno.

Ma la nostra vita si scrive su una grammatica ben diversa ed è per questo che è necessario fermarsi ad ascoltare e riflettere per ritrovare sinergia nel bene e, dunque, avviare processi di umanizzazione.

Venerdì prossimo, nuovamente, nell’aula bunker si svolgerà un incontro con le Delegazioni di oltre trenta paesi per dialogare sulla Convenzione di Palermo. Solo che l’orientamento dei Paesi riuniti più che contrastare sta favorendo la tratta degli esseri umani e, di conseguenza, il potere delle organizzazioni criminali. Gli accordi internazionali continuano a violare i diritti dei migranti, sebbene le forme scritte dichiarano di volerli tutelare come accade nei rapporti con la Libia e la Tunisia ad esempio.  

Recentemente, poi, il Governo ha trovato il modo di andare incontro ai migranti approdati alle nostre coste, attraverso viaggi rischiosi per la stessa sopravvivenza, istituendo una cauzione di poco meno di cinquemila euro e, così, vivere in regime di libertà il mese di attesa della risposta alla istanza di soggiorno. Altrimenti, come accade per tutti gli altri, il tempo di attesa rimane in stato di detenzione amministrativa!

Ancora più paradossale appare il fatto che la cauzione può valere solo per cittadini provenienti da paesi “sicuri” e cioè dove si reputa che vengano rispettati i diritti della popolazione secondo un ordinamento democratico…

In sintesi, decine di migliaia di persone fuggono da paesi “sicuri” e sbarcati in Italia devono rimanere in detenzione per attendere la trafila burocratica prima di essere espulsi e rimpatriati nei loro paesi, oppure devono pagare una cauzione versata precedentemente e quindi al momento dello sbarco devono essere già in possesso della polizza fideiussoria che impedirebbe lo stato di fermo amministrativo…

Sorge spontanea la domanda: chi si attiverà per fare indebitare ulteriormente le famiglie dei profughi in modo da implementare il business del traffico di esseri umani e, così, legittimare la tratta degli schiavi?

No, l’aula bunker non può essere oltraggiata con trattati di morte. Quel luogo per noi palermitani, e non solo, ha una sua sacralità perché ha visto donare il sangue di tanti che si sono consumati per restituire vita al nostro mondo bagnato dal Mediterraneo.