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Alfabeto, Psicologia e vita

Nascere è riconoscersi

“N” come Nascere. L’esistenza personale è un durevole consumarsi e ciò permette di continuare a nascere. La vita è segnata dalla nascita e fin dal principio per venire alla luce è necessario smarrire l’equilibrio di prima, altrimenti il grembo materno, così confortevole e basilare nei primi nove mesi, diverrebbe luogo di morte. La vita è segnata dal cammino e quando ci si nutre di nostalgia del passato rischiamo di spegnere ogni cosa.

“Ciascuno nasce solo se sognato” diceva Danilo Dolci, l’attesa e il desiderio altrui sono di fondamentale importanza per la crescita di ciascuno ma, poi, è necessario consegnare l’altro affinchè  egli possa coltivare interessi e ricerche inedite e del tutto personali.

Diversamente i progetti altrui diverrebbero una gabbia implosiva priva di libertà. E’ perciò che nel trasmettere insegnamenti a ognuno è dato di testimoniare quel che ha trovato e di attendere il nuovo che l’altro scoprirà. 

Il momento presente ci sfugge continuamente, anzi è possibile comprenderlo solo quando lo abbiamo attraversato ed è importante non cercare di fermarlo in quanto la vita abbisogna di continua evoluzione anche se molti coltivano l’illusione della stanzialità delle cose. L’umano oscilla tra un già e non ancora, una esperienza già raggiunta e una novità ancora tutta da scoprire.

Nasco se mi separo, se accetto una distanza che mi permette di vedere l’altro e, al contempo, riconoscere me stesso. La distanza crea spazio interiore e, così, restituisce autenticità ai rapporti umani; ci fa considerare l’importanza di ogni cosa e aiuta a non dare per scontato chi ci circonda, cioè a non trattarlo con la logica dell’ “usa e getta”.

E non si tratta solo dell’attesa dell’altro e quindi del sostenere il tempo che ci separa, ma anche del desiderio che ci rende prossimi e ci fa muovere per accorciare le distanze e ci fa donare qualcosa di noi che è differente dal quello che l’altro è già!

Il nascere, allora, ha una sua dialettica, una capacità critica e pertanto evolutiva. È dagli scontri che si rinasce e l’omologazione uccide, fa venire meno il desiderio che alimenta il senso del cammino. La dipendenza, ad esempio, spegne interiormente attraverso l’illusione di un continuo appagamento che, in realtà, procura puntuale vuoto e angoscia di vivere.

Nasciamo ogni volta che riusciamo ad andare oltre malgrado le boccate amare, i fallimenti e le ripetute delusioni, ogni volta che sappiamo ammettere gli sbagli e ci rialziamo fidandoci del mistero della vita che scaturisce dal sapere ascoltare la propria fragilità riconoscendo che non siamo fatti per vivere da soli.

Rinasci se andando avanti negli anni sai spogliarti sempre più fino ad arrivare all’essenziale, scartando quel che serve solo ad appesantire il proprio cammino.

Nasce chi si lascia affascinare dal Bene, lo persegue per il solo gusto di farlo, chi non si lascia abbrutire dal male che lo circonda, chi non cambia direzione perchè il mondo attorno si è rassegnato. Nasce ogni giorno chi è disposto a custodire il seme della Parola che un dì ha accolto pur non comprendendola pienamente.

Ricordiamo Maria, lei di fronte alla proposta del Cielo ne ha avuto turbamento e si è lasciata questionare, ha chiesto come fosse possibile una simile missione. Si è confrontata con la grandezza del dono e, al contempo, con la sua finitezza e alla fine ha pronunciato il suo “si”. Con questa precarietà e fiducia interiore ha permesso la nascita di Gesù in questa terra.

Chi è disposto a rinascere dona la vita, chi rimane in cammino rigenera i propri giorni lasciandosi sorprendere dal quotidiano.

È un’inquietudine che continua a destabilizzare divenendo opportunità. Così come fu per Nicodemo quando di notte si recò da Gesù perchè non si sentiva comodo nella sua postura di dottore della Legge e membro del Sinedrio, ed è allora che gli fu proposto di rinascere di nuovo.

Dopo la Pasqua Nicodemo comprenderà che per rinascere doveva accogliere il dono gratuito di Dio, doveva lasciare le certezze di un tempo per lasciarsi condurre, guidare attraverso un orizzonte nuovo che spiegava la Legge secondo la prospettiva dell’amore. Resisterà rimanendo ai piedi della croce e poi accogliendo il corpo inerme del Maestro deponendolo nel luogo della morte. Lì imparerà che non si può entrare nella morte da soli, come Gesù che vi è entrato fidandosi del Padre e, per questo, risorgerà. Rinasce chi non sta da solo nel mistero della vita e non entra da solo nella morte.

N come Nascita, come No al male e consegna fiduciosa alla vita. Come ebbe a dire Pablo Neruda: “La nascita non è mai sicura come la morte. È questa la ragione per cui nascere non basta: è per rinascere che siamo nati”.