Gaza: l’occasione per rimanere umani
Respiriamo scenari di guerra che continuano a procurare atroci sofferenze sterminando interi popoli esasperati dal dolore e dalla fame. Per i bambini di Gaza, raccontano i medici in prima linea, desiderare di morire è come una medicina per fare cessare tanto abominio.
Quello che sta accadendo è struggente per tutti e provoca una risonanza profonda che, a confronto con il Vangelo (Lc 14, 1.7-14) che meditiamo nella liturgia di questa domenica, attende scelte di campo, perché nessuno può permettersi di rimanere ancora spettatore.
Gesù contesta la ricerca dei primi posti, la barbara competizione per l’escalation sociale, così come l’invito per avere un contraccambio: “quando offri un banchetto, invita poveri, storpi, zoppi, ciechi; e sarai beato perché non hanno da ricambiarti”.
Noi assistiamo a politiche che osteggiano l’accoglienza gratuita e che offrono un dazio da pagare a chi bussa alla porta. Gli unici flussi migratori autorizzati sono quelli che procurano proventi, infatti parte liberamente un turista o un manager, un impiegato o un soldato, e non chi cerca di sopravvivere fuggendo dalla persecuzione o dalla fame.
Al contempo assistiamo inermi alla scena di chi desidera custodire la propria esistenza nella città natale, che sia Kiev o Gaza, e viene bombardato perché qualcuno pretende di occuparne il posto anche a costo di eliminarlo dalla faccia della terra. In questo alimentiamo accordi tra i popoli e rapporti umani che hanno al centro l’utile ma non la dignità di ciascuno…
Mi ha sempre destato parecchia risonanza interiore osservare la casa di una persona dopo che è deceduta. La maggior parte della mobilia e gli oggetti d’arredo che fino a quel momento avevano un valore affettivo e relazionale per quella persona, tutto ad un tratto perdono d’importanza e ciò che è considerato desueto viene dismesso e portato via.
Questa scena mi porta a riflettere sul profondo valore della vita e su come nessun possesso o titolo possa procurare ulteriore pregio. Le case hanno valore per chi le abita e Il fatto che tutto passi restituisce ulteriore senso alla sacralità dell’esistenza personale la quale ha bisogno di trovare un movente che vada oltre i possessi o lo status sociale.
A ciascuno è dato di orientare il viaggio della propria esistenza, in realtà siamo tutti viandanti ma se perdiamo la meta potremmo illuderci di trovare valore attraverso gli accumuli e simile bramosia finirebbe per spegnere il respiro. Molti, infatti, continuano ad intossicarsi attraverso continui appagamenti che alla fine lasciano un vuoto sempre più profondo e un’incolmabile nostalgia di assoluto.
Affidare la propria felicità agli oggetti conquistati, di fatto, espande illusoriamente l’ego e porta alla disperazione perché procura una solitudine infinita. Se l’altro viene trattato al pari di un aggetto allora si perde la capacità relazionale che custodisce e, dunque, il proprio mondo seppure pieno di tante cose diventa vuoto di tutto.
Il Vangelo scardina questa postura rivelando che a ciascuno è dato di scoprirsi figlio di Dio e quindi dono gratuito perché amato. L’esistenza secondo questa prospettiva non è un merito ma frutto del desiderio del Cielo. È da questa esperienza che scaturisce la gratitudine per la vita e la capacità di consumarsi per il bene altrui. “Cedere il posto” come racconta il Vangelo è la conseguenza naturale perché la felicità altrui alimenta la propria, così la vita diventa esperienza di condivisione e comunione e non di conquista e occupazione.
La Global Sumud Flottilla che parte oggi da diversi porti d’Europa non è semplicemente un atto di solidarietà verso il popolo palestinese ma è una scelta necessaria di condivisione perché l’altro ci appartiene e ignorarlo significherebbe non riconoscersi più umani. Lo stesso esprime la scelta dei religiosi e delle religiose della Comunità cristiane di Gaza che hanno deciso di rimanere e continuare a prendersi cura di quanti ancora resistono cercando rifugio tra le macerie di quella città distrutta dai bombardamenti.
I posti hanno un valore relazionale e senza il popolo palestinese Gaza sarebbe perduta per sempre.